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Perché questo blog

Diciamo che la misura è colma. Diciamo anche che viviamo in un periodo di merda. Diciamo anche che vivo in zone di merda, in cui le persone civili – che non sono poche – sono sistematicamente sopraffatte dall’inciviltà dilagante. Il “rispetto” ormai è inteso solo nell’accezione deteriore, nel senso bullistico da bravi di Don Rodrigo: “io me ne fotto di te, ma guai se tu mi fai un minimo sgarro, foss’anche lamentarti del mio comportamento. Faccio i lavori di ristrutturazione con attrezzi rumorosi oltre il consentito, buttandoti giù dal letto alle 7 di mattina e non consentendoti nemmeno l’oretta di riposo pomeridiano? Ti devi stare. Parcheggio la macchina dietro la tua bloccandoti l’uscita? Esci a piedi, non chiedermi di spostare la mia macchina, ho da fare adesso, non mi scocciare. Brucio le sterpaglie e l’immondizia nel mio giardino? Il giardino è mio, ci faccio il cazzo che mi pare. Mi appollaio sotto casa tua per chiacchierare urlando coi miei amici e giocare con i motorini facendo i caroselli intorno ai palazzi? Non ti permettere di dirmi qualcosa, sennò ti rendo la vita impossibile. I miei figli sparano i botti sotto casa tua? Sono bambini, lasciali giocare, se osi sgridarli te la vedrai con me. Faccio una festa? Metto gli amplificatori a tutto volume e sparo pure i fuochi d’artificio, e tu devi stare zitto, tieniti il mio frastuono, eccheccazzo non posso manco festeggiare?”

Il patto sociale si è rotto. Ognuno fa come gli pare, lo Stato latita, trincerandosi dietro pretesti tipo “ma noi non possiamo fare nulla” (falso, le leggi ci sono, basta farle rispettare: leggetevi ad esempio l’articolo 659 del codice penale http://www.altalex.com/index.php?idnot=36776, l’ho imparato a memoria pur non essendo giurista) o i peggiori “che sarà mai”, “sono ragazzini”, “sta in casa sua, mica possiamo intervenire”. Minimizza che ti minimizza, ecco che l’aria che respiriamo puzza sempre di più, tutto ciò che contribuisce alla rottura del patto sociale trasformando una comunità in un ambiente ostile è tollerato, non viene percepito come infrazione, come maleducazione, figuriamoci come reato. E si vive male. Non voglio fare il sociologo da salotto televisivo, ma la malavita prolifera proprio in ambienti come questo. Se la soglia di tolleranza si abbassa sempre più, si sprofonda nella notte hegeliana delle vacche nere, e sappiamo bene, anche dal momento politico che viviamo, quali effetti devastanti possa avere una notte hegeliana delle vacche nere.

Perciò questo blog, sperando che qualcuno prenda coscienza e abbia il coraggio di opporsi nel modo che ritiene più opportuno (niente violenza, please) alla marea nera dell’inciviltà.

 

 

 

 

 

 

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6 commenti leave one →
  1. dal chianti permalink
    27/01/2012 20:52

    mi piace … prendo tempo e ti verrò a rompere, dato che la vedo come bucolico: non ti rispetto se tu non rispetti gli altri (ogni riferimento a persone è casuale)

    • 27/01/2012 20:55

      Mi fa piacere se visiti il mio blog e commenti anche, però possibilmente scrivi in modo chiaro eh. 😀

  2. dal chianti permalink
    28/01/2012 00:15

    sai … da studente in sociologia passai un inverno in Sicilia a cogliere arance per tirare la tesi sulla realtà contadina, per poi proseguire vari altri anni, in tutta Italia, con tutte le frutta, fino a non dar più valore al motivo per cui avevo cominciato.
    Trovai complicato capire e farmi capire dove mi trovavo, non pensi ?
    Con ciò ottenni quel che volevo, anche parlando straniero dove non lo capivano.
    Secondo me il comprendere è un fatto mentale, come l’ atleta che corre: chi si predispone fisicamente e chi anche mentalmente, per arrivare a sentire, o meno la fatica. Lo stesso con-per lo studio.
    Poi dalle parti mie si dice: parla come magni, per cui se tu, ipotesi, per cercare di essermi comprensibile, snaturi il tuo linguaggio immediato con lessico magari da professore … credi di renderti più comprensibile e-o più accettabile ?
    I tuoi “articoli” l’ ho scorsi alla leggera e devo dire che non ho interesse ad intavolare discussioni, essendo argomenti per lo più adatti a contrapposizioni da: la guerra è per i vivi, la pace è per i morti.
    Ne cercherò uno e me lo sviscero un pochino.
    Ti saprò dire.

    • 28/01/2012 00:26

      Secondo me invece bisogna farsi capire, altrimenti ce la si suona e ce la si canta da soli, non è più comunicare, è arzigogolare con concetti e parole, frastornando l’interlocutore laddove invece sarebbe necessario scambiarsi opinioni, anche insultarsi se del caso, ma comunque avere un qualcosa da condividere. Detto di nuovo in soldoni: a volte non capisco dove vuoi andare a parare. O meglio, sei tu che non ti fai capire, è brutto da dire ma è così. Nella mia vita da studente di Lettere, da laureato e da lettore ho imparato, fra le altre cose, che lo stesso concetto si può esprimere in vari modi, dal più oscuro al meno oscuro. Se componi un’opera letteraria, specie poetica, un tot di ermetismo, di espressione da decifrare, di contenuto nascosto ci sta pure bene. Se fai saggistica, no. Se fai giornalismo, men che meno. Se vuoi comunicare direttamente con un’altra persona, non importa se vis-à-vis, telefonicamente o telematicamente, peggio che mai. Certo che il comprendere è un fatto mentale, ma sai com’è, bisognerebbe evitare al proprio destinatario uno sforzo eccessivo e ingiustificato di comprensione.

      Aspetto però un tuo parere su un mio post.

  3. dal chianti permalink
    29/01/2012 12:35

    Ho fatto un giretto e a metafore, iperbole e giri e-o giochi di parole, o quant’ altro, credevo potermi esprimere alquanto decentemente, secondo i tuoi parametri, soprattutto per evitarti:
    … uno sforzo eccessivo e ingiustificato di comprensione. (lezione 1° di “giornalismo”)
    Ci rinuncio (benché l’ argomento con cui iniziai “mi piace …” m’ attira) con l’ averti sentito dire, in altre chiacchiere:
    … riesco a indovinare quello che diranno.
    Autopromozione da-per curricola ?
    Può darsi che indovini … ma, secondo me, sono pochi che possono qualcosa con chi è “strutturato” in questo modo e, mio piccolo consiglio, dato la pretesa ch’ hai di “scrivere” … scendi da sta sedia e pontifica un po’ meno, ché a chi va in bicicletta ed ha solo sto mezzo per deambulare è d’ altezzoso spiegargli da fisico la formula dell’ equilibrio.
    Se poi il tuo agognato “lettore” è cresciuto con topolino e il sudoku è un intruglio di numeri, attivati nel fargli leggere e comprendere il Don Chichotte (per esempio), gli sarà più utile della tua … accorpiamo il tutto in “seriosità”, fine a se stessa.
    Mi sconfinfera (meno fiducia e altrettanta convinzione) alquanto poco chi cerca continuamente dove gli altri vanno a parare appena accennano un perché. Con ciò mi son sforzato, cercato e ho trovato che sei preparato al temporale … per poi uscirtene: è da tanto che dico che piove.
    Posso anche suonarmela e cantarmela … non ho nessuna pretesa e preferisco il piffero al catubba (tamburone a tracolla da banda) ma cerca di non cucinare ed appioppare (ammannire, apparecchiare) sempre e solo pasta e fagioli, val bene pei tanti (quanti?) ch’ hanno i tuoi stessi “gusti”.
    Stai bene, marpione di un “giornalista” … patentato.
    P.S. una cosa che non potrai mai confinare è il linguaggio … e se c’ è chi non capisce, è da stupidi (o marpioni) adattarlo.
    anonimo; il (…) è mio

    • 29/01/2012 13:12

      Hai la capacità -che ti invidio, ma anche no- di prendere sul serio tutto. Ma tutto. Ma davvero tutto.
      Quella del ghostwriter dei calciatori è una boutade, come diceva un comico napoletano “è tutto un recito, è tutto un finto, è tutto un barzelletto per ridere”.
      Punto secondo. Io non pontifico. O meglio non sul linguaggio. Cioè, ti va di fare l’ermetico? Fallo pure, contento tu contenti tutti. Però poi non ti aspettare che nessuno fraintenda o ti chieda spiegazioni. Se per te sta bene comunicare in questo modo, liberissimo di farlo. Se vuoi comunicare in questo modo con me però, non mi tratterrò dal chiederti dove vuoi andare a parare ogni volta che lo riterrò necessario per mio difetto di comprensione o per tuo difetto di chiarezza, sappilo. Lo sforzo di comprensione eccessivo che pretendi dal tuo interlocutore comunque per quanto mi riguarda è eccessivo. Perché non vedo la necessità di parlare cifrato, per reticenze, mezze allusioni, come fai tu, invece di dire chiaro e tondo cosa si intende. Dici tu “se c’ è chi non capisce, è da stupidi (o marpioni) adattarlo”, orbene questo è il presupposto necessario per una gran bella incomprensione.
      Punto terzo. Non sono “giornalista”, né con né senza virgolette.
      Punto quarto. Seriosità fine a se stessa? Perché fine a se stessa? E soprattutto, non trovi che il tuo periodare sia infiorettato ed ermetico in maniera fine a se stessa? E soprattutto perché sarebbe inutile quello che faccio? Non mi pare che questo blog si prefigga di vellicare i bassi istinti del popolo bue. Stai mischiando, a mio parere, espressione e contenuto. Poi magari mi sbaglio, ma è quello che arguisco dalle tue parole, laddove parli di lettore cresciuto con Topolino e di me che invece di fargli leggere e comprendere il Don Quijote faccio il serioso.

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