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Consigli a un giovane laureando

02/04/2014

Caro laureando,

innanzitutto auguri per la tua laurea, goditi il momento (godi fanciullo mio, stato soave ecc. ecc.) soprattutto in quanto giunto al termine di un periodo intenso e sofferto. Presumo che tu già sappia cosa tu voglia fare nella tua vita, quali saranno le strade che cercherai di percorrere dopo questo importante traguardo. Ma. Sì, c’è un ma, e non voglio per niente guastarti la festa, prendila piuttosto come una piccola avvertenza perché il giorno del tuo festeggiamento non si tramuti nell’inizio di un incubo.

Il consiglio è questo: lascia perdere il meraviglioso mondo dell’Università. E non solo perché sta per scapezzare (almeno ci spero) e quindi tu nel momento in cui scapezzerà dovrai starne ben fuori per goderti al meglio lo spettacolo. Ma soprattutto perché non è un mondo meraviglioso, anzi tutt’altro. Fidati. Tieni a mente queste raccomandazioni.

  1. Non tentare il dottorato, scappa più lontano che puoi. Altrimenti sarà l’inizio della fine. Con la tesi ti sei “divertito”? Cioè, hai fatto una ricerca che ti ha appassionato? Bene, buon per te. La tesi ti serviva, sennò non ti laureavi. Ora basta, però. La tesi di dottorato può essere più appassionante della tesi di laurea, la scriveresti meglio, magari ti sarebbe anche pubblicata. Ma è il canto delle Sirene, e tu non sei Ulisse. Tappati le orecchie e di’ «no, grazie», come ho fatto io.
  2. Se lo tenti e lo vinci, non accettare se non ti viene assegnata una borsa. Ragazzo, il dottorato senza borsa è il primo cerchio dell’Inferno. Significa iniziare a lavorare gratis, e vedrai quante belle soddisfazioni avrai.
  3. Qualunque cosa tu tenti, tieni conto che con enormi probabilità i giochi sono già fatti. Ci sono concorsi per assegni di ricerca, dottorati (aridaje) eccetera i cui vincitori sono già vincitori prima ancora di presentare il progetto di ricerca. Anzi, prima ancora di elaborarlo.
  4. No, non sto parlando per forza dei figli di papà. La raccomandazione ormai te la fai tu, non (solo) le tue origini. Vedremo come. E comunque non è sempre un fatto di raccomandazione: tieni conto che i suddetti concorsi e roba varia hanno già il vincitore in anticipo perché o sono smaccatamente ad personam o perché funzionano secondo il metodo del giro di giostra: i docenti decidono che quest’anno tocca al tuo collaboratore, l’anno prossimo tocca al mio, prima o poi sulla giostra salgono tutti (i collaboratori sono qui usati come semplice accessorio del docente, l’uno vale l’altro, nel senso che se l’anno prossimo il mio collaboratore sconfitto se ne va da un’altra parte, vincerà il mio prossimo collaboratore). Spesso prescindendo totalmente dal merito.
  5. Non accettare qualsiasi sfruttamento perché poi un giorno passerai dall’altra parte della barricata. Non c’è niente di peggio dello schiavo che studia per diventare padrone. A parte che uno su mille ce la fa, e non è detto per niente che quell’uno sia tu, ma poi qual è il prezzo del diventare padrone? Tanta tanta fatica poco o niente gratificata, anni e anni di lavoro gratis, ragazzi da esaminare, tesi da correggere, ricerche da fare, professori da aiutare, i professori che poi ogni tanto ti aiutano con qualche osso buttato dal loro tavolo, qualche assegnuccio, qualche gettoncino di presenza, qualche pubblicazioncella, ma la carne la mangiano loro. Certo, non è colpa loro, è il sistema che funziona male, ed esistono ancora gentiluomini anche fra costoro, che guadagnano in un mese quello che tu guadagni se ti va di culo in quattro anni (se ti va di culo, ripeto). Ma è comunque un sistema marcio e clientelare, ti devi buttare sotto un santo protettore se vuoi tentare di avanzare (attenzione: tentare di avanzare, non avanzare. Tentare. Chiara la differenza?). E c’è anche chi ruba il tuo lavoro, o lo usa per farsi bello e per consolidare le sue rendite di potere. C’è. Come c’è chi sfrutterebbe il tuo lavoro anche ben oltre l’orario normale, anche al di fuori delle tue mansioni. No, non sto parlando di sesso. Magari. Troppi accettano qualsiasi cosa. Alcuni perché ancora ci credono, sono sinceramente convinti che sia quella la strada per arrivare a destinazione, e si sacrificano con spirito di abnegazione degno di miglior causa, ma alcuni sanno benissimo cosa fare. Si sacrificano anche loro, si sbattono anche loro come dei dannati, ma rispetto agli altri sono furbi, sanno cogliere al volo le occasioni, sanno anche giocare sporco e lo fanno volentieri se serve ai loro scopi.
  6. E poi una volta diventato padrone? Ci hai pensato? Sfrutterai quelli come te. Non vale il discorso “ma io sono diverso”. Ti ho già detto che i galantuomini esistono anche in quell’ambiente. Sono umani, onesti, credono nella ricerca e nei loro collaboratori, tentano in tutti i modi di aiutarli, ma alla fine sbattono anche loro contro i limiti del sistema, di un sistema che si fonda sul lavoro gratis di quelli come te. Ma che paga quelli come loro. E profumatamente anche.

Quindi, amico mio, auguri. Ma ora che hai finito, vattene. Le tue ricerche se le vuoi fare falle, da solo. O comunque da esterno. Collabora, ma non farti inquadrare nel sistema. Chiudi i rubinetti di carne da cannone che alimentano l’Università italiana. È marcia. Non si può curare, deve scapezzare per poi essere rifondata. Da capo. E per essere rifondata da capo non ci vogliono né i vecchi padroni, né tantomeno gli ex-schiavi che ce l’hanno fatta, che spesso sono peggiori dei loro capi.

 

Questo post è dedicato a una mia Amica molto cara, e alla sua nuova consapevolezza costatale fin troppo caro in termini di umore e di freschezza mentale. Ti voglio bene, Amica mia.

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2 commenti leave one →
  1. 08/07/2015 23:50

    Molto ben scritto ed esauriente, complimenti 🙂

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  1. Aggiornamento | Scontro d’Inciviltà

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