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Prostituti della cultura

13/09/2013

Così Socrate, stando a quanto narra Senofonte nei Memorabilia (I, 6, 13), definisce i Sofisti.

Così Demart81, nel suo blog, definisce alcuni suoi colleghi insegnanti. Quelli precari, non di ruolo (su quelli di ruolo altre sono le prostituzioni di cui metterebbe conto parlare, ma non ora). Quelli bistrattati e costretti a lavorare gratis nelle scuole paritarie. Quelli che devono promuovere per forza, quelli che a volte si trovano le classi vuote ma devono fare finta che siano piene. Quelli che spesso si trovano a far fronte con dei mucchi selvaggi di animali piuttosto che di alunni, o dei figli-di-papà viziati che come paghetta hanno quello che un docente di ruolo si becca in un mese di lavoro. E che questi docenti delle paritarie non beccano MAI, se non presso alcune rare scuole paganti.

Colleghi, sapete perché vi apostrofo così? Perché non dobbiamo lamentarci troppo del fatto che noi insegnanti siamo considerati il rifiuto della società, quando noi stessi ci comportiamo da tali. Quando VOI (io no, in tre giorni già ho rifiutato due proposte di lavoro del genere, anche se non dovrei parlare di lavoro ma di sfruttamento, di schiavismo, fate un po’ voi) accettate di non essere pagati pur di cuccarvi qualche punticino in più nelle graduatorie. Fate schifo. Perdonatemi ma fate schifo, siete peggio delle puttane, quelle almeno si fanno pagare. Sapete perché fate schifo? Perché con questo comportamento da venduti non vendete solo la vostra professionalità, il vostro culo, ma anche la professionalità e il culo di quelli come me che non ci stanno ad andare a lavorare in istituti che, pur essendo privati, e quindi, Costituzione alla mano, non dovrebbero pesare sul bilancio statale, ricevono i contributi dallo Stato e in genere anche rette cospicue dagli studenti. Ho rifiutato una cattedra di latino e greco e una di italiano e storia, ma so che fuori alla porta di queste scuole che mi hanno telefonato già c’è la fila di chi si vende per i punti. Perché non avete dignità e coscienza di classe, ecco cosa. Sì, coscienza di classe, parlo con termini che si usavano quando ancora dovevo nascere, termini che sembrano passati di moda anche grazie a voi e quelli come voi. Accettate di fare la fame, di rimetterci tempo, benzina, autostrada o biglietto dei mezzi pubblici perché dovete passare avanti ai colleghi. Invece di rifiutarvi di sottostare a condizioni di lavoro oltretutto illegali. Legittimate queste porcherie con il vostro comportamento da servi. Se tutti voi faceste come me, i presidi delle paritarie chi metterebbero dietro la cattedra? Allora sì che sarebbero costretti a pagare. Ma a voi questi discorsi non vi interessano. Perché si sa, l’italiano si fa secco ma non muore. Sbraitate, ma quando il tubo innocenti finisce nel vostro culo, altrimenti chissenefotte del collega, cazzi suoi, anzi con l’anno di servizio faccio un bello scatto in avanti nelle graduatorie. E i presidi delle paritarie che non vi pagano vi ringraziano. Almeno vi invitassero a cena, visto il favore che gli fate (sì, uso gli per il plurale, andatevi a leggere i contributi di Sabatini e Berruto sull’“italiano dell’uso medio” o “neostandard” che dir si voglia. No, non vi metto i link, cercate e troverete). La nostra è una professione. Non è un hobby. Non è una missione. Non è un qualcosa che vale zero.

Sapete che c’è? Che se gli studenti vi cagano in testa fanno bene. Ve lo meritate.

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3 commenti leave one →
  1. 15/09/2013 17:00

    Post forte, ma lo condivido. Quello del lavoro gratis in cambio dei famosi 12 punti annuali è uno dei tanti scandali della scuola italiana.
    p.s. Grazie per il tuo commento al mio blog

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