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Intellettuali, avete rotto i coglioni

26/02/2013

Il titolo è volutamente “incivile”, ma non per il motivo che si potrebbe credere, cioè per il turpiloquio, ma per l’uso scorretto della parola “intellettuali”. Mi scuso, quindi, per aver indebitamente generalizzato ma un titolo è un titolo, e le spiegazioni le faccio qua nel post.

Non è, ovviamente, con gli intellettuali in quanto tali che ce l’ho su, ma, come dicevo nel precedente post, con quegli intellettuali che affliggono il mondo della cultura a botte di libroni seri ed importanti che trattano temi seri ed importanti in modo serio ed importante, cioè creando una discriminazione fra i lettori, discriminazione inaccettabile se uno ha un minimo di idee chiare sul concetto di cultura. Discriminazione, sì. Non, ovviamente, la scrematura ovvia che si crea quando si pubblica un libro o un articolo, che teoricamente è rivolto a tutti ma praticamente lo leggono solo gli interessati, e una fetta di curiosi. E nemmeno gli articoli scientifici nel senso di argomento-scienze (medicina, ingegneria) dove ogni termine ha un significato preciso e non è che puoi sostituirlo con un altro più terra-terra. E d’altra parte, se il tuo fine non è la divulgazione, il tuo testo per forza di cose deve essere ricco di terminologia strettamente tecnica e di frasi formulari. E magari se uno ne sa, lo capisce pure.

Ma nel ricco territorio delle discipline umanistiche, dall’economia alla letteratura all’arte soprattutto, è una zavorra da cui non ci si riesce a liberare lo scrivere in modo tale da essere compresi solo da se stessi, dalla propria cerchia di intellettuali che se la cantano e se la suonano fra di loro, e magari dall’oggetto dell’eventuale marchettone, la cui opera viene rivestita a posteriori di contenuti che me cojoni, profondità che spesso non c’è, ma bisogna pur conferire una patente di nobiltà anche alla merda, ed ecco che ci si mette un fiocchetto e la si spaccia per cioccolata, e si rimbambisce il lettore con tante parolone e tante frasi che non significano magari nulla ma hanno l’aspetto serioso perché difficile e quindi inculcano al lettore il sospetto di non essere all’altezza di capire, ma che deve essere roba buona perché hai visto che concetti difficili, che linguaggio esoterico, che pregnanza di significato. In una parola (anzi due): terrorismo psicologico. Questo è quello che questa dannata genìa di esaltati fa. Ed è una discriminazione. Perché tu tagli fuori una grossa fetta di lettori potenziali, la tua cultura la rendi elitaria nel senso deteriore del termine. E pure fra le persone di cultura quale io, senza finta modestia, mi ritengo, crei problemi. Non ti fai capire. Io mi rifiuto di dover impiegare giornate sane su una pagina, e non per mancanza mia di concentrazione. Mi rifiuto di fare uno sforzo di comprensione eccessivo. Mi rifiuto di non capire la lettera di quanto leggo. Mi rifiuto. E vi rifiuto, pseudointellettuali. La vostra è, ribadisco, inciviltà. Non concorrete al progresso interiore, ma fate danni. Smettetela di imbrattare fogli, smettetela di far tagliare alberi per soddisfare il vostro ego ipertrofico, compratevi un Rolex ed esibitelo nei congressi che fate per parlarvi addosso, o nelle cene di lavoro (sempre che abbiate il tempo di esibirlo, impegnati a spartirvi poltrone, a fare promesse e a pietire aiuti), o nei caffè letterari perché voi siete gente all’avanguardia. E imparate la lezione della maestra delle elementari. Che se le portaste a leggere il prodotto delle vostre celluline grigie, ve lo strapperebbe davanti agli occhi e vi direbbe «Riscrivilo».

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8 commenti leave one →
  1. Marco permalink
    23/04/2013 16:57

    L’economia è una disciplina umanistica. Grazie! Finalmente lo si dice!

  2. 11/09/2013 08:01

    CIAO! ti ho nominato al Versatile Blogger Award 😀 tutte le informazioni sul mio Blog 😉

  3. 14/09/2013 20:19

    dunque come giudichi gadda? …

    • 15/09/2013 04:14

      Le opere letterarie sono un altro paio di maniche. Comunque non amo particolarmente il suo modo di scrivere, troppo compiaciuto delle sue contorsioni, allusioni, contaminazioni. Con tutto che ho amato molto La cognizione del dolore. E comunque il celebre decalogo Gadda lo scrisse in una prosa nitida, per promuovere una prosa nitida.

      • 15/09/2013 18:19

        allora il passo successivo è promuovere esclusivamente le prose “nitide”? Promuoviamo dante oppure manzoni (senza esserne innamorati, ovviamente). Non viviamo nel medioevo e dobbiamo fare i conti con la storia ed il fiume di inchiostro che è stato versato. Se leopardi avesse avuto un collegamento ad internet avrebbe scritto diversamente, almeno in merito alle storie d’amore andate male. E non parliamo di quel represso sessuale che è stato nietzsche. In definitiva, se evitiamo di proporre autori di cui siamo innamorati, resta qualcosa di decente da proporre ai nostri studenti?
        Quesito difficile. E chi si preoccupa poi di fornire lezioni di letteratura davvero decenti? Quesito problematico.

      • 16/09/2013 02:00

        Ehm… Quale parte di “le opere letterarie sono un caso a parte” non è chiara? Io parlo di saggi. E di certa prosa filosofica (Heidegger, ad esempio, ma non Löwith e ovviamente non Nietzsche).

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