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La nota di una ragazza sul bullismo

24/11/2012

Orbene, ora è il periodo dell’anno (c’è sempre un periodo dell’anno in cui un argomento di cronaca va per la maggiore) in cui “stare sul pezzo” significa parlare di bullismo. Parlare e basta, beninteso, per la stragrande maggioranza dei nostri spacciatori di parole (mass-media, politici, non meglio definiti “opinionisti” ecc.).
E poi c’è una mia amica. Che sa di cosa parla. Perché è stata vittima del bullismo. Lei non è una spacciatrice di parole, lei dice e scrive cose intelligenti. Voglio essere, per quel che vale, il suo megafono.
Lascio la parola a lei. Mi ha chiesto di non fare il suo nome, e io rispetterò la sua volontà.

È sempre una sconfitta quando una persona decide di suicidarsi, e ancora di più quando questa persona ha quindici anni ed è ancora in piena formazione. La storia di Davide, il ragazzo suicidatosi all’età di quindici anni a causa delle angherie riservategli dai compagni (pare) per la sua omosessualità ha aperto una ferita antichissima in me.
Ho visto la gente infervorarsi, strillare “assassini” a gran voce, invocare il governo, le leggi, pretendere finanziamenti ai movimenti gay. Nessuno che si sia chiesto cosa abbia provato per arrivare a una disperazione così grande, e soprattutto se un giorno, magari, non vedremo più nessuno suicidarsi perché gli stan rendendo la vita un inferno.
Mi è venuto da scuotere la testa vedendo tutto questo inutile sfoggio di indignazione e inviti a vergognarsi da parte di persone che poi non si fanno minimamente scrupolo di insultare qualsiasi cosa che si muova. Mi è venuto da scuotere la testa perché questa cultura dell’indignarsi, urlare, chiamare assassini e persino far procedere alla canonizzazione laica del “piccolo angelo insegna agli angeli a …. (riempire lo spazio)” è buona solo per sentirsi migliori, ma non produce niente di concreto.
I peggiori anni della mia vita sono stati quelli delle medie. Ero già allora una persona curiosa, estroversa, con molta voglia di partecipare alla vita della classe. Non avevo mai avuto problemi di socializzazione o studio e chi mi conosceva dalle elementari sapeva quanto fossi una ragazzina allegra e “solare” (ugh, che brutta parola). Peccato che nei tre anni che passai in quell’istituto i miei compagni di scuola (e anche molte insegnanti) fecero di tutto per rendermi flebile, paurosa, insicura, in una parola sola: OPACA. E’come se voi prendeste una perla e la copriste di liquami, fango, polvere. Se anche quella perla poteva spiccare, un tempo, ora non lo vede più nessuno, nascosta come è sotto il luridume. Finisce per assomigliare a un sassolino qualunque.
Il motivo?
Non lo so nemmeno io.
Penso che a molti dessero fastidio i miei voti alti e il mio carattere. Cominciarono alcune ragazze ad escludermi da qualsiasi cosa succedesse: feste, uscite, compiti insieme, posti a mensa. Passavo io e sentivo risolini soffocati e commenti a mezza bocca. quando provavo a replicare quel che sentivo erano “ma che vuoi” o “pensi che stiamo a parlare sempre di te?”. Sempre diligentissime e leccaculissime, molto diverse da me che non ho mai vissuto per compiacere nessuno. Poi iniziarono anche i maschi della classe, e loro ci misero il carico da novanta. Cominciarono a fioccarmi addosso insulti sul mio aspetto fisico: brutto cesso, mi fai vomitare, a casa tua hai gli specchi rotti, fino alla epica “i tuoi veri genitori sono degli zingari, e siccome eri talmente brutta e handicappata facevi schifo persino a loro e ti buttarono in un cassonetto” (quest’ultima è deliziosa, riunisce il peggior razzismo d’accatto al loro essere faccia di merda).
Il risultato? avevo quasi paura di parlare e di esistere, ogni giorno era una tortura andare in quel posto. La mia famiglia mi sosteneva, ma la cosa tragica e che io, da persona sicura e spensierata che ero, ero diventata qualcosa di indefinito, uno scarabocchio.
Non avevo per niente orgoglio né coscienza di me o tantomeno autostima e qualsiasi complimento o incoraggiamento dei miei familiari veniva interpretato come un “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. Arrivarono persino a darmi della stupida oca (una stupida oca che intanto aveva la media dell’ottimo, ma tant’è, cominciai a credere pure di essere cretina).
Avevo solo due amiche in quella classe, persone speciali per le quali valeva la pena di alzarsi la mattina e dire: beh, dai, oggi non andrà così male. Se non c’erano loro mi sentivo letteralmente persa in quanto non ero in grado di stare in piedi da sola. Mi avevano completamente sfilato l’anima.
I professori non erano molto meglio. Ho parlato con altre ex vittime di bullismo e mi han confermato che in molti casi gli insegnanti solidarizzano con i bulletti e fomentano il fenomeno. E beh, è gravissimo. Dei preadolescenti o adolescenti han forse qualche giustificazione, ma un adulto, che per accattivarsi le simpatie dei teppistelli dai quali non si sa far rispettare si accoda al clima generale è una delle cose più squallide e basse che si possan vedere.
Ovviamente non erano tutti questo tipo di insegnanti, anzi, quelle così erano una minoranza. ma si ricordano bene.
Come la mia professoressa di italiano, una che era sempre dalla parte dei peggiori. Mi fece chiamare in disparte davanti a tutti e una volta sole, cercò di farmi tirare fuori che i miei genitori mi reprimevano e che in qualche modo era colpa loro se ero un’emarginata. Scoppiai a piangere data l’insistenza delle sue domande e il suo volermi condurre alle sue conclusioni, e lei interpretò la cosa come il fatto che avessi una famiglia disastrata. No, non ce l’avevo, ma all’epoca oltretutto mi sembrava mi impedissero di essere “figa” come tutti gli altri, che uscivano la sera e potevano comprarsi tutto quel che volevano.
Poi un giorno non so cosa successe, ma alla fine della seconda media cominciai a pensare che non volevo essere più vivere così. Nessuno mi avrebbe più dovuto rendere la vita impossibile con le sue maledicenze o emarginazione. Avrei cominciato a rispondere pan per focaccia alle signorine culo stretto e ai galletti di periferia. Le prime volte con la voce tremante, quasi ad aver paura di osar ribattere, poi acquistai una mia fierezza. Non mi piaceva essere “contro”, ma era comunque meglio di essere “sotto”. Le loro suole. Cominciai a non aver paura di vestirmi come mi piaceva, per esprimere i miei gusti personali. Cominciai a accorgermi che il mondo non era solo quella classe e feci amicizia con altre persone da altre sezioni. Le due mie amiche non sarebbero venute, e nessuna delle altre mi voleva in stanza, ma nonostante questo decisi lo stesso di andare in gita il terzo anno, sarebbe stata la mia prima esperienza all’estero. Andai in stanza con due mie amiche di un’altra sezione, lasciando con un palmo di naso le signorine gne gne che avrebbero tanto goduto ad emarginarmi.
Fece un freddo cane e dovetti ribattere a un mucchio di cattiverie, ma quel viaggio mi piacque e fu il primo di tanti altri viaggi.
Mi appassionai al mondo dei fumetti e cominciai a disegnare, poi decisi di studiare Giapponese. Mi presero per il culo tutti, ma a me piaceva. Non importava poi così tanto che mi prendessero in giro perché avevo trovato la mia dimensione, e lì dentro ci stavo bene davvero. Il momento dove ebbi coscienza di questa cosa fu la fine della terza media. Dopo l’esame, che passai a pieni voti, era stata organizzata una cena di classe. Bene, decisi senza colpo ferire che quella sera sarei andata alla cena con l’insegnante e i miei compagni del corso di kanji, perché dovevo dar buca a persone belle e piacevoli per quatto cretinetti?. Qualcuno insistette perché venissi (chissà perché poi, avevano bisogno di un punchball?) io, provai un piacere immenso a dire di NO. Beh, amici miei, come disse alexander deLarge, ero definitivamente guarita.
Il problema è che non so se sono guariti loro, ed è questo il dramma.
Ritornando al fatto di cronaca, non so se Davide avesse sul cuore altri pesi, se era davvero omosessuale, e se ne soffriva. Ma capisco cosa possa aver pensato prima di lasciare questo mondo, perché l’ho pensato anche io. Tante volte.Una persona a quell’età spesso non si conosce ancora, non è matura. Non ha la forza di stare in piedi e difendere il proprio sé. Se qualcuno gli incide sopra convinzioni sbagliate, la cicatrice rimarrà per sempre. Se Davide non aveva nessuno a cui parlare, a cui confessare i suoi problemi, magari i turbamenti per la sua omosessualità e soprattutto non aveva qualcuno a dirgli che era una persona splendida e tutta la cattiveria e lo schifo che gli erano soliti rovesciargli addosso non eran colpa sua, non mi stupisce che abbia concretizzato le parole che gli venivano rivolte. Ha semplicemente eseguito quello che ogni giorno gli è stato detto, instillato, sussurrato, suggerito. Cioè “Staremmo tutti meglio senza di te”. “Ammazzati”.
Non è una questione SOLO di omofobia. Chiunque può essere preda di bullismo. Chiunque, d’altra parte, può aggregarsi al branco senza capire bene cosa sta facendo perché “è divertente” o si vuol far accettare perché non si ha personalità. Il gran battage che si sta facendo sull’omofobia (che è comunque un problema gravissimo in quanto il nostro è un paese istituzionalmente omofobo) lascia in un angolo tutti quanti sono stati vessati per altri motivi: troppo belli, troppo brutti, troppo intelligenti, troppo stupidi, troppo magri, troppo grassi, troppo stranieri, troppo brufolosi, troppo balbuzienti, troppo poveri, troppo ricchi, e la lista continua con una serie di caratteristiche e qualità infinite.
I giornali e i tribunali intanto condannano la maestra rea di aver esposto e ridicolizzato un bullo prepotente e dall’altro lato si interessano al tema del bullismo solo quando c’è qualcuno che volgarmente “decide di togliere il disturbo” facendolo sembrare quasi un santo fatto di etere e stelle. I presidi e i professori si affrettano a pararsi il culo e a dire che no, si amavano tutti e il bullismo non esiste proprio come la mafia.
Intanto centinaia di persone come Davide sono pasto facile per i bulli, e altre persone molto più grandi di Davide sono oggetto di mobbing sul proprio posto di lavoro, senza possibilità di uscita o alternative perché “c’è la crisi”. La ruota gira e tra qualche mese si saranno tutti dimenticati di questo ragazzo di Roma, e dell’“emergenza bullismo”.
Per questo mi sono messa qui a scrivere questo memoir invece di pulir casa. Perché voglio che si parli di bullismo in maniera corretta, e soprattutto voglio togliermi un peso e dire finalmente PUBBLICAMENTE che quel che mi è stato fatto è sbagliato, che mi ha lasciato dei segni permanenti nella psiche, ma che nonostante tutto se ne può uscire.
Se stai leggendo questo papiro e sei o sei stato bullizzato, devi sapere che non ne vale la pena di aiutare i bulli nel loro lavoro. Avrai anche dei difetti, come tutti gli esseri umani, ma per nessuno vale la pena di essere martirizzato così. Ci sono tante cose belle che puoi vivere al di fuori della scuola. Mi dicevano che sarei stata serena e felice un giorno, e non gli credevo, non era possibile. Beh, invece è vero. Anche per te.
Se invece sei uno dei bulli o ex bulli, innanzitutto beh, già riconoscerlo è una gran cosa, sono sicura che le persone delle quali ho parlato se interrogate direbbero tutte che no, che sto esagerando, che stavano solo prendendomi in giro e che in realtà mi adoravano. Palle. Un conto è prendere in giro una persona sicura di sé per divertirsi e ricevere pan per focaccia. Ridere con lei. Un’altra è prendere una persona e demolirla in mille piccoli pezzetti. Beh vorrei dirvi che le parole hanno un peso, e questo peso nell’infanzia e nell’adolescenza si moltiplica per mille. Sicuramente non volete DAVVERO che la vostra vittima si ammazzi, però beh, è una cosa che dovete prendere in considerazione quando iniziate la vostra sistematica opera di smantellamento e vampirizzazione della psiche altrui. Pensateci.

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12 commenti leave one →
  1. 12/12/2012 01:41

    http://wp.me/p2f6sL-9y
    Segnazione… 😉

  2. Alessandra permalink
    17/12/2012 16:09

    Il tuo (scusami, ma mi sento di darti del tu) articolo mi fa stare malissimo, perchè io ho passato esattamente quello che hai passato tu: tre anni di medie rivoltanti, durante i quali sono stata, come te, opacizzata. Adesso vado all’università, sono molto cambiata, ma ancora oggi ho gravi problemi di autostima, mi sento a disagio davanti a persone appena conosciute, tutto perchè alle medie una classe di arroganti coadiuvata da professori compiacenti si è coalizzata contro di me, contro la brutta secchiona, il maschio mancato, la spilungona con gli occhiali e i capelli troppo folti, la sfigatona che non veste di marca…
    La cosa che mi disgusta di più è che ci sto tuttora male, nonostante abbia sempre mantenuto un contegno di distacco verso queste persone (ho acquisito una notevole vena sarcastica, unica arma efficace seppur amara…) e ora devo vedere mio fratello liceale passare le stesse cose che ho passato io, che migliaia di ragazzi e ragazze hanno passato. E soprattutto odio l’atteggiamento degli adulti verso questo fenomeno: la preside del liceo di mio fratello ha risposto con un clamoroso “Prendo atto” alla mail di mia madre in cui venivano richiesti provvedimenti, i professori (non tutti ma buona parte) vuoi perchè ormai rassegnati a uno stato di cose marcio, vuoi perchè bovinamente succubi di genitori ancora più infami dei figli, relegano questi eventi a “ragazzate”… Davanti al suicidio di un ragazzo si ha anche il coraggio di definire “ragazzate” le angerie alle quali è stato sottoposto? Ma allora si vuole accollargli anche la colpa di essere troppo debole, di essere stato eliminato per selezione naturale perchè solo chi è più bastardo ha diritto di vivere, senza invece capire quanto dolore gli arrecassero le carognate dei compagni (io stessa sono stata sull’orlo del suicidio più volte a causa della situazione che stavo vivendo).
    Ed è come dici tu, il sostegno della famiglia purtroppo alle volte non basta, perchè viene o dato per scontato o sentito come un pietoso contentino…
    Forse mi sono dilungata un po’ troppo, mi dispiace, ma come hai precisato è in questi momenti che si palesa l’ipocrisia della gente: quelle stesse persone che gridano “assassini” spesso e volentieri sono quei genitori che giustificano il figlio che ha picchiato il ragazzo più debole della classe, quelli che dicono che per farsi valere bisogna aggredire per primi, magari senza motivo.
    Mi dispiace per lo sfogo, ma dovevo togliermi questa soddisfazione.

  3. Marco permalink
    23/04/2013 17:34

    Secondo la vulgata italiana, per essere un eroe devi essere morto. Chè un eroe morto è comodo, perché non mette più in discussione l’atteggiamento di nessuno. Lo veneri e lo tieni lontano come da vivo.

  4. 02/09/2013 09:15

    Finalmente parole che non mi riempiono di rabbia, ma di speranza! Perchè anche a me avevano detto che erano ridicole prese in giro per divertirsi in compagnia. Intanto fui ghettizzata nella mia diversità, usata per la mia gentilezza e poi quando iniziai a reagire, le maestre dicevano che ero “impazzita”.
    Impazzire e ribellarsi sono due cose diverse, quando ti senti da sola e tutti ti puntano sempre e ripetutamente il dito contro!
    Grazie per questo articolo!
    Siamo in grado di costruire macchine volanti e non sappiamo ancora come sconfiggere l’ingiustizia.

  5. sofia permalink
    20/05/2014 21:45

    LETTERA AD UN BULLO
    Caro bullo,
    potrà sembrarti alquanto strano che io ti scriva, dato che secondo te sono una che non c’ha il coraggio.
    Il coraggio di scriverti però stavolta l’ho trovato.
    Caro bullo, lo sai che da quando tu la prendi in giro, la mia amica non riesce più a dormire?
    Quell’altra mia amica, invece, tutti i giorni pensa di scappare di casa.
    Ti ho sempre considerato il più forte di tutti. Il più coraggioso, altro che me.
    Però l’altro giorno ti ho visto da solo, in cortile.
    Dov’era la tua cerchia di amici?
    Ho pensato che non dovevi essere così forte come credevo, se poi ti ritrovavi da solo.
    Lo sai (sono sicura che lo sai, perchè le voci girano molto in fretta) che quella mia amica che non riesce a dormire tempo fa si è tagliata?
    Certo che lo sai.
    Sembravi così orgoglioso di ciò che eri riuscito a fare. Non ho mai capito e mai capirò cos’è che ti piace dell’essere un bullo. Credi forse di essere più figo? Ti senti più accettato? Vuoi essere un re? Beh, complimenti…ci sei riuscito. Sei il re dei fighi. Il re dei più popolare. Il re di quelli che prendono in giro le persone come me. Ti senti soddisfatto, ora che te l’ho detto? Hai forse colmato ciò che di aveva svuotato? Io non credo.
    Sono una secchiona, hai ragione. Sono una secchiona strana e impacciata. E’ questo che pensi, lo so.
    Non merito di stare nel tuo gruppetto. E NE SONO FIERA.
    Si, se il prezzo da pagare per essere una persona vera e avere idee diverse sono le tue prese in giro, le voglio ricevere tutte, una per una.
    Se il prezzo da pagare sono i tuoi commentini da bambino, allora li voglio sentire, forti e chiari.
    Ma davvero non capisci che piano piano stai perdendo tutti gli amici veri?
    Che un po’ alla volta stai dimenticando la tua intelligenza?
    Perchè stai buttando tutto all’aria?
    Perchè stai dimenticando il vero te stesso, quello che a scuola andava bene, che faceva ridere senza offendere nessuno, che ti guardava con occhi veri?
    Vorrei sapere PERCHE’.
    Per favore cresci.
    E più ti grido di smetterla, più i miei occhi piangono, più ti guardo con tristezza, più tu mi rispondi con quel sorriso sfacciato: “Piangi, eh!!”
    Si, piango. Perchè ho ancora il coraggio di farlo, non mi vergogno di dimostrarmi umana.
    Per una volta, cerca di essere migliore. Sai di poterlo essere.
    Non ti capisco proprio, ti credi chissachi e credi che il mondo sia ai tuoi piedi.
    Ti conosco da quando sei piccolo, e quello non sei veramente tu. Perchè hai deciso di lasciar scappare il tuo vero tu…?
    Una sera, prima di andare a letto, chiediti chi sei. Chiediti se ciò che fai ti fa stare meglio. Chediti se è veramente questo ciò che vuoi.
    Ed ora ti rispondo con la maniera più forte che conosco: Ti Perdono. Fino all’ultima goccia delle tue prese in giro. Ti Perdono. Fino all’ultima goccia dei tuoi sbagli.
    Mi credi ancora poco coraggiosa, ora?

  6. sofia permalink
    21/05/2014 15:28

    Anche io 😦 vedi ho 14…ed ho paura che non cambi…

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