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Adversus parulanos (sono laureato in lettere classiche, pardon)

21/09/2012

Il recente commento della lettrice Anna al mio post su coloro che da me si chiamano parulani (probabilmente da “palude”) mi ha fatto riflettere un po’ sull’opportunità di un piccolo articolo di aggiunta, carico di link, così chi magari volesse saperne di più non sarebbe costretto a cercare le normative in un mio commento in calce a un post.

Dunque, sulla pubblicità fonica, a quanto pare (se c’è qualche giurista in lettura, si faccia avanti e corregga gli eventuali miei errori), ogni Comune si autodisciplina, secondo quanto prescritto dall’articolo 23 comma 8 del Codice della Strada e dall’articolo 59 commi 1-2 del relativo regolamento di attuazione. Alcuni comuni, come Sarno, non hanno una propria normativa in materia. Altri, come Pontecagnano (SA), Cazzago San Martino (BS), Signa (FI), Ferrara, Parma e Torino, hanno previsto determinate fasce orarie e zone del territorio in cui la pubblicità fonica è consentita. Altri invece, come Firenze, Siracusa, Lecce, Galatina (LE), Cerda (PA), Busto Arsizio (VA), Cinisello Balsamo (MI) e Pordenone l’hanno vietata, punto e basta. Con l’ovvia eccezione di messaggi di pubblico interesse e campagna elettorale – perché oltretutto, se sotto casa tua passano 5-6 venditori col megafono al giorno (e non sto esagerando, lettori), alla fine quella volta che passa la macchina del Comune per avvertirti che domani mancherà l’acqua tu rischierai di non sentirla o di derubricarla a “fastidio”, e poi ti voglio vedere a farti la doccia l’indomani mattina.

Non è vero, quindi, che si può accettare supinamente lo status quo. Però, però. Non so fino a che punto una normativa del genere possa essere richiesta “dal basso” con raccolte di firme e quant’altro (eccetto in comuni come Cerda). Dopotutto se questi signori stuprano le nostre orecchie, è perché hanno mercato. E la gente abituata a comprare da loro volete che firmi la petizione per proibire questo tipo di attività? Oppure si rischierebbe di chiudere il tutto con la soluzione salomonico-pilatesca “nelle fasce orarie 9-13 e 16-19 è consentito”, che sono per l’appunto le fasce orarie predilette dai parulani. Cioè, avere una normativa-boomerang, una specie di legge-fotografia che legittimi l’esistente, e sarebbe peggio.

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