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Questione di aggettivi possessivi

10/09/2012

Dice il saggio (che poi sarei io): “Se ciò che è pubblico fosse la banale sommatoria di tanti diritti privati, ciascuno di noi potrebbe tranquillamente cagare per strada”. Ma purtroppo non è una delle mie boutades, è quello che invece troppo spesso accade, a volte -giuro di aver assistito a una rivoltante scena del genere- anche letteralmente. La concezione dominante è proprio questa: quel che è mio è mio e non si tocca, quello che è di tutti è a disposizione di tutti per farci i propri comodacci, tranne però se mi ledono, in tal caso divento una belva. La percezione del bene pubblico, dello spazio pubblico soffre dunque di una cronica distorsione presso larghe fette di “cittadini”, il virgolettato è d’obbligo data la spiccata propensione al menefreghismo, al non riconoscimento dei diritti degli altri su quel bene, o quantomeno alla loro subordinazione ai propri diritti veri o presunti, che sono sempre pronti a vantare. Capita infatti a volte, in risposta a giuste lamentele, sentirsi ribattere “Non è mio e non è tuo”; chissà perché però a usare quest’argomentazione, giusta in sé, è sempre chi usa lo spazio pubblico come se fosse esattamente di sua proprietà. Si riempiono la bocca di concetti e termini che o non controllano o piegano alle loro “esigenze”, utilizzando l’espressione “suolo pubblico” o sinonimi come piede di porco per scardinare qualsiasi obiezione. Amo Ermenegilda e voglio scriverlo sul muro della scuola? Lo faccio e basta, tanto mica è tuo (e mica è mio che sennò mamma mi ammazza). Passo e ripasso con il camion a rimorchio in un rione di case popolari, a rischio di sfrantumare auto e rovinare marciapiedi? È suolo pubblico, lo posso fare. Ho voglia di tirar tardi la notte coi miei amici urlando e rombando coi motorini sotto le altrui case? È suolo pubblico, lo posso fare. Mi va di tirare quattro calci a un pallone per strada? È suolo pubblico, lo posso fare (sarebbe vietato, ma tanto se qualcuno si mette a sindacare gli tiro il pallone in faccia). E il bello, cioè il brutto, è che quasi sempre gli viene data vinta. Per sfinimento, per debolezza, per ignoranza (“Ha detto suolo pubblico, quindi ne capisce”), per strafottenza, per benaltrismo perché i problemi da risolvere, si capisce, sono sempre altri (che poi non si faccia nulla per risolvere questi benedetti altri problemi è un dettaglio, e comunque mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse a chiare lettere per quale motivo l’una cosa escluda l’altra). Così, venirsi incontro, evitare lo scontro a ogni costo (che è ben altra cosa dal “quieto vivere”, che si traduce nella versione menefreghista con “fai il cazzo che ti pare, basta che non dai fastidio a me” e nella declinazione pavida con “lasciamo perdere, tanto poi la smetterà, e poi che mi costa rinunciare alla mia fettina di culo?”), capire le esigenze legittime degli altri sembra essere ormai un retaggio dei minuettosi tempi che furono, nell’attualità in cui tutto sembra essere consentito tranne la convivenza civile. Ogni norma di semplice buonsenso viene sempre di più buttata nel ripostiglio come quel vestito che tanto ti piaceva ma che non metti più perché irrimediabilmente passato di moda. E non sono sempre i giovani a comportarsi in questo modo, anche se sono soprattutto proprio le ultime generazioni ad aver fatto questa confusione tra il mio, il tuo e il nostro. Forse a scuola varrebbe la pena di dedicare qualche lezione in più allo studio degli aggettivi e dei pronomi possessivi…

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9 commenti leave one →
  1. 10/09/2012 23:02

    *fa la ola*
    Per il post, non per gli imbecilli 🙂

  2. Author permalink
    12/09/2012 23:37

    Concordo. Dicesi anche ‘quel che è mio è mio, quel che è tuo è nostro’.
    (Per il resto come va?)

    Adriana

    • 12/09/2012 23:41

      Ciao Adriana, mi fa molto piacere che tu sia passata qui, anche se non sto commentando da te continuo a leggerti (comunque hai ancora il link al blog non più attivo).
      Più che altro “quello che è nostro è mio”.

      • Adriana permalink
        13/09/2012 14:56

        (So che ho ancora il link al blog non più attivo, sto cercando di cambiarlo ma non ho ancora capito come si fa, anche perché il blog nuovo è su blogspot e non più su wordpress)

  3. 13/09/2012 14:58

    (Forse ci sono riuscita)

  4. 21/09/2012 21:35

    Però ti devo dire, questa logica folle c’è solo in Italia e soprattutto al Sud. Solo qui abbiamo la cafonamma della gente che fa i propri porci comodi fottendosene altamente del resto, in Europa le cose spesso sono diverse ma alla fine anche in Darfur sono più educati dei napoletani.

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