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“Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino” (cit.)

19/01/2012

In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare, a volte anche a sproposito, della tragedia della nave Concordia, sbattuta nella notte fra il 13 e il 14 gennaio ultimi scorsi contro uno scoglio in prossimità dell’isola del Giglio, nell’Arcipelago Toscano, mentre percorreva la rotta da Civitavecchia a Savona. O meglio, mentre deviava dalla rotta Civitavecchia-Savona per fare il cosiddetto inchino.
Questa intelligentissima pratica consiste nel passare sottocosta in prossimità di isole e città per fare il saluto e farsi vedere da terra da una frotta di coglioni, autorità locali in testa di solito, che per il solo fatto che passa una nave fanno oooooh come i bambini della canzone di Povia. E la nave fa popoooooooo. Saluta strombazzando come un automobilista che vuol fare il figo. E a volte da terra i coglioni oltre a fare oooooooooooh fanno anche pimpumpam, rispondono al saluto con i fuochi. Che pregnanza di comunicazione, che commozione, che spettacolo irrinunciabile. Quasi come –grazie Gilioli per il paragone– Armanduccio che ngopp’a moto fa ’o cavalluccio, no? Non mi va di abusare del titolo di Gabriel García Márquez (Gabriel de la Concordia!), e quindi non lo citerò, tanto i miei lettori hanno già capito a quale abuso mi riferisco. Però una riflessione, da buon ultimo, ci tengo a farla.

Ah, adesso tutti –quasi tutti– a parlare della pericolosità dell’inchino. Di quell’inchino, più che altro. Come se appunto il problema non fosse la pericolosità dell’atto in sé, ma l’incapacità del comandante a farlo. Come da copione: tutto è permesso, tutto è possibile, tutto è bellissimo, fin quando poi non ci scappa il morto. Quando ci scappa il morto, cosa peraltro ampiamente prevedibile se ci si toglie la fetta di prosciutto dagli occhi o meglio ancora se non la si ha mai avuta, allora gli alti lai si odono fino al cielo. Il comandante quasi sicuramente sarà condannato dalla giustizia, e fin quando non si perverrà a sentenza definitiva c’è la presunzione di innocenza, certo. Ma stigmatizzare il suo comportamento, sia quello dopo il disastro (che in genere è quello su cui si è concentrata l’opinione pubblica, indirizzata dai media), sia quello prima del disastro o meglio che ha provocato il disastro, è doveroso, il garantismo c’entra gnente. O per parlare di qualsiasi avvenimento bisogna attendere la Cassazione? Le responsabilità ci sono, inutile girarci intorno, e parlarne serve meno a condannare moralmente il comandante della Concordia e più a puntualizzare questo paio di concettini generali ed astratti terra-terra che nel mio piccolo, dal minipulpito di un blog poco seguito mi sono azzardato a estrarre dal maremagnum delle notizie sempre più fresche che arrivano dalle acque antistanti l’isola del Giglio. Quanto è successo alla nave Concordia si inscrive preciso preciso nel permissivismo generale, nella sbornia generale di fare baldoria prescindendo totalmente dai fastidi che detta baldoria possa arrecare –di ponderare eventuali rischi manco a parlare, anzi manco a pensarci–, in questo edonismo imperante –malgrado la crisi– in cui è tutto oro quello che fa luce, in questa società fondata su un patto sociale che oramai consiste solo nella festosità tuttinsiemeappassionatamente. E in cui se ci stai, bene, se la pensi diversamente sei un povero pirla sfigato, palloso, ombroso, malmostoso.

Cioè, vorrei tanto che si riflettesse in termini più generali su questa tragedia, e che alla fine non paghi solo l’irresponsabile comandante (non vada più a bordo, cazzo!), in attesa del prossimo giro di giostra luminosa colorata e risuonante di belle e allettanti musichette. Ma quello che vorrei non è quello che accadrà. Come sempre. Amen.

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10 commenti leave one →
  1. avstron permalink
    20/01/2012 22:48

    Vedo che la necessità si fa parole nonostante tutto! 🙂

    • 20/01/2012 22:50

      In che senso?

      • avstron permalink
        21/01/2012 00:48

        “Secca è la vena de l’usato ingegno”… e invece no!

      • 21/01/2012 14:43

        Eh, speriamo sia un trend. Non posso dirlo nemmeno io se lo è, perché non lo so.

  2. 23/01/2012 21:48

    Mamma mia, poveri poveri poveri noi.

  3. Sofia permalink
    18/02/2012 11:22

    Studio Aperto ci tiene a farci sapere che il costume di Carnevale più richiesto dai bambini è quello del Capitano Schettino. (Non vi allarmate: il prossimo Natale la statuina del Francesco sarà anche nei nostri presepi -se non siete avvezzi a festeggiare il Carnevale)

    • 18/02/2012 14:47

      Poi dicono che non è vera la profezia dei Maya. E tutte queste avvisaglie?

      (a settembre metterò la tenda nello slargo che sta all’incrocio fra San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librai, così sarò il primo a comprarmi la statuetta di Schettino)

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