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“Secca è la vena de l’usato ingegno”, ma solo per me…

04/12/2011

Già mi leggete in pochi, e di quei pochi gli affezionati sono ancora di meno. Roba che manco Manzoni e i suoi venticinque lettori (la falsa modestia di quell’uomo, la rabbia che mi fa ecc. ecc.). Dicevo, già mi leggete in pochi, poi posto se tutto va bene un articolo al mese, e a questi ritmi il quasimigliaio di visualizzazioni del mio blog è tutto grasso che cola. Però non riesco a scrivere, lettori, non riesco a scrivere. Continuo a indignarmi ma gna fo. Non so che mi prende, è tutto un periodo così, e quindi prendo a prestito le parole di chi scriveva meglio di me quasi 700 anni fa. “Secca è la vena de l’usato ingegno”.

Ok, ho sentito il coro di “E sti cazzi!” che gentilmente mi avete rivolto, e vi do pure ragione, come diceva un filosofo mezzo pazzo e mezzo genio che adoro, “Che importa di me!“. Dopotutto non ho aperto un blog per tenere il mio diario e per parlare dei cazzi miei.

E veniamo al dunque. La mia vena si secca? Ok, ma ciò che vale per me non vale per tutti, in particolare non vale per una giovane sicula di cui voglio presentare l’opera prima. Si chiama Cafonal natalizio. L’opera, non la giovane sicula che invece risponde al nome di Ester Nobile. Nel senso che se la chiami “Esternobileeeee” ti risponde. Ella si inorgoglisce di esser nata lo stesso giorno di PPP, ma dimentica che lo stesso giorno è nato qualcuno che considero ben più importante, e che non andava in giro a fare il guru della sinistra inoculando sapientemente entro di essa le sue teorie populiste e parafasciste. Vabbè, loro sono morti, Ester è viva e lotta insieme a noi, e scrive. E per fortuna scrive, direi.

Cafonal natalizio è un bel libro. Divertentissimo, scritto con brio e freschezza, si legge in un paio d’ore, forse si desidererebbe che durasse di più la lettura, vale a dire che il libro fosse più lungo. Ma va bene così, si vede che l’autrice ha preferito non allungare il brodo inutilmente, e il risultato è davvero notevole. È la storia di Alessandra, una sfigat… una ragazza siciliana addosso a cui si sono abbattute varie calamità: dal padre che prima fugge con un trans brasiliano e poi muore lasciando un pacco di debiti grosso quanto la casa che la madre di Alessandra ha dovuto vendere per tenere buoni temporaneamente i creditori, alle avances fattele da un barone universitario, che Alessandra denuncia, subendo come conseguenza la fine anticipata della sua carriera di studentessa universitaria. Si ritrova così a fare la commessa in una libreria, mentre lo zio materno, un insopportabile ex-soggettone a scuola (come il personaggio di De Magistris in Telegaribaldi) diventato, manco a dirlo, un pezzo grosso DC e postDC, nonché primario per eredità dinastica dopo la morte del suocero, si offre di aiutare la sorella a pagare i debiti e coglie l’occasione per invitare sorella e nipoti al cenone di Natale. Alessandra si ritrova coinvolta suo malgrado a ingoiare pezzi di conversazione da incubo. Tutto quello che usciva dalle bocche dello zio, della zia, delle tre cugine e dei tre fidanzati e poi mariti delle cugine era l’esatto opposto di quello che pensava Alessandra. Una miscela esplosiva di qualunquismo, vuotaggine, superficialità, moggismo, pieraccionismo, moralismo bigotto. Insomma, berlusconismo. E qui torniamo all’argomento del blog: il patto sociale che si è rotto. Anche grazie a cialtroni del genere.

Poco prima dell’ennesimo cenone al Maalox, Alessandra scopre il segreto di Vincenzina-detta-Vicky, la più giovane delle cugine, sua coetanea, dalla vita perfettamente italiota: laureata, dottoressa, raccomandata, fidanzata e poi sposata al figlio di un potente medico, mai un capello fuori posto eccetera eccetera. E si scatena l’atroce vendetta di Alessandra, che si consumerà nel corso del cenone prossimo venturo, facendo rischiare l’implosione alla famiglia dello zio. Ma, a vendetta compiuta, ad Alessandra resterà dell’amaro in bocca. Come l’uomo che viveva in un abbaino per avere il cielo sempre vicino di Extraterrestre di Eugenio Finardi. Si renderà conto di non essere poi tanto diversa dalla cugina. In che senso? Lo scoprirete solo leggendo.

C’è solo da augurarsi che Ester voglia ancora aver voglia di scrivere e di presentarci lo specchio di quello che siamo noi. Oddio, detta così sembra che abbia scritto l’ennesimo prodotto usaegetta di “satira di costume” fatta male, impapocchiata, e con battute fintocaustiche, sforzate, per far ridere. Insomma, che Ester sia una Selvaggia Lucarelli. No, non lo è e non lo sarà mai. Lo spero per lei, e lo spero per me che trovo gradevole leggere ciò che scrive.

La marchetta recensione è finita, andate in pace.

Ester, mi paghi adesso, vero? Eh? Mi paghi, sì?

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6 commenti leave one →
  1. 04/12/2011 16:14

    Questa cosa mi ha fatto capire che se anche io dessi in stampa le cose che scrivo farei un successone immenso. Qual è la casa editrice che ha pubblicato codesto testo?

    • 04/12/2011 16:16

      Se clicchi sul titolo la vedi, è una casa editrice che a quanto ho capito pubblica ebook. Prova, scusa! 😀

  2. Ester permalink
    05/12/2011 02:40

    è la EEE edizioni la rockeuse. Prova dai, dimostriamo al mondo che c’è vita oltre Fabio Volo!

  3. Sofia permalink
    06/12/2011 20:47

    Ho perso 10, 7 (esattamente virgola 7. Come lo so? Gli ho sentiti scivolare fuori dal mio cuoricino) anni di vita la sera in cui vidi il trailer del film di Fabio Volo interpretato da se stesso e tratto dal libro scritto da lui medesimo. E debbo ancora evidentemente riprendermi se di tutto questo post e relativi commenti mi ha colpito solo il buon Fabio. (E cerchiamo di capire che è assai grave perchè è stato citato anche il mio amato-unico Alessandro. Ma si sa che il trash è più interessante)

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