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L’insostenibile pesantezza del vicinato (introduzione)

15/04/2011

So bene di avventurarmi qui in un terreno minato perché troppo facile e sputtanato, ma chissenefrega, questo è un blog, non un libro e nemmeno una testata giornalistica, posso permettermi anche di parlare di argomenti triti e ritriti come i vicini. Dato che il patto sociale, come ho avuto modo di scrivere (se non trovate l’articolo, cercate pure nei post precedenti e in “about”, mica mi offendo!), si è rotto, il primo ambiente ostile che si incontra è solitamente ciò che è immediatamente attiguo alle mura di casa (a volte anche ciò che si trova entro le mura di casa,  ma questa è un’altra storia), e cioè il vicinato. E la strada, di cui ho però parlato qua e là (cercate, cercate pure, fate come se foste nel blog vostro). Ma gli utenti della strada passano, o almeno si spera, i vicini restano. E rompono.

Prossimamente su questi schermi si avrà modo di raccontare perché fra gli sfracellapalle a propulsione molecolare i vicini di casa stiano sul podio, e come facciano a raggiungere cotali posizioni di vertice.

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