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Carnevale. O festeggi o festeggi.

08/03/2011

Cantava Caterina Caselli: «Il Carnevale (papapà) finisce male (papapà)». Mai come in questi ultimi anni è vero. Ovviamente non mi riferisco ai festeggiamenti in Brasile dove non c’è Carnevale senza i morti, schiacciati dalla folla o coinvolti in risse o quant’altro. E non mi riferisco nemmeno agli intelligentoni che si fanno saltare in aria le dita o gli occhi (e a volte anche se stessi tutti interi) per giocare coi petardi (succede, da noi, più che a Carnevale, soprattutto a Capodanno: si vedano i bollettini dei morti e feriti che ogni 2 gennaio occupano giornali e telegiornali) Mi riferisco a chi viene totalmente defraudato di questa festa a tutto vantaggio degli incivili che non sanno divertirsi senza dar fastidio al prossimo.

Mi spiego. Che cosa significa oggi festeggiare il Carnevale? Travestirsi, certo. Fare scherzi, forse. Anche se taluni scherzi non hanno proprio niente del frizzo e del lazzo e invece hanno tutto del vandalismo, dell’aggressione, del danneggiamento (vedi alla voce “lancio di uova, petardi, vernici” e alla voce “botte da orbi”).  Ma il Carnevale significa anche e soprattutto sfilata di carri allegorici, nei luoghi canonici (Viareggio, Venezia) e anche diffusamente in altre città piccole, medie e grandi. A Sarno, per esempio, la tradizione, dopo anni d’interruzione, è ripresa nel 2003.

Belli, non c’è che dire. Alcuni di essi vere e proprie opere d’arte. Assolutamente degni almeno di un’occhiata (1). Se non fosse per un piccolissimo particolare, una trascurabile minuzia: le centinaia di amplificatori ovviamente con il volume al massimo, che forniscono la dolcissima, discretissima e delicatissima colonna sonora alla sfilata. Tanto dolce, discreta e delicata che è un piacere sentire pavimenti e vetri di casa vibrare all’unisono seguendo i ritmi sensuali della salsa o della discomusic, è commovente il solidale tintinnio dei bicchieri, delle bottiglie e delle tazzine che si lasciano coinvolgere dalle canzoncine per bambini in una danza turbinosa che ricorda tanto la famosa scena del cartone animato disneyano La Spada nella Roccia (quella, per intenderci, in cui il giovane Artù-Semola lava i piatti con l’aiuto della magia di Merlino). Tenete presente che fra me e la strada in cui passano i carri ci sono circa 80 metri.

Trema tutto. Anche i timpani. Soprattutto i timpani. Giornate intere a farsi travolgere da valanghe di indistinti decibel – infatti le musiche di cui sopra possono essere solo intuite visto il loro caotico mischiarsi e sovrapporsi ad altissimo volume, che rende praticamente impossibile l’identificazione dei singoli brani fra le percussioni che ti trapanano il cervello. Uno sballo acustico da cui ci si può difendere in un solo modo: fuggendo in un posto molto fuori mano, lontano dalla sfilata e dal suo frastuono indecente. Chi non lo fa, è costretto di fatto a trascorrere quelle lunghe ore barricato in casa con la testa che gli scoppia e senza neanche poter sonnecchiare. Il messaggio che passa è quindi: “Abbiamo deciso che è festa. Non ti piace? Devi festeggiare lo stesso. Non vuoi festeggiare? Peggio per te, subirai la nostra festa. Come? Sei malato, stanco, hai sonno, hai lavoro arretrato, hai i bambini piccoli che si spaventano? Chissenefotte! Ridi! È Carnevale! Non fare il musone palloso e grigio! Peeeeeeeeeeeeeeeeeeee! Unz unz unz”.

Davvero non riesco a immaginare come possa restare lucido chi va a vedere la sfilata dal vivo, avendo a pochi centimetri quel serpentone fatto di luci abbaglianti ma soprattutto di musiche sparate a tutta forza nelle orecchie. Per non parlare dei bambini, in coda dietro a quei carri allestiti apposta per loro (qualche anno fa, uscendo incautamente la domenica di Carnevale, mi è capitato di vedere una scena raccapricciante: il carro con i pupazzi dei cartoni che procedeva trainandosi dietro un carrello con sopra undici amplificatori. La strada, inutile dirlo, tremava al passaggio del carro). Bisogna ammettere che è veramente incosciente chi li porta alla sfilata. Ma ancor più mi riesce impossibile mettermi nei panni (metaforici, ovviamente) di chi sta sui carri tutta la giornata. Ore e ore a contatto con gli amplificatori, roba da lesioni permanenti all’apparato uditivo. Francamente mi sfugge il senso di un festeggiamento così rumoroso e fastidioso.

E mi sfugge il senso anche del Carnevale, che una volta aveva senso, quando era l’irruzione del disordine nel mondo ordinato. Era il momento della festa trasgressiva, del divertimento sfrenato e fuori dagli schemi. Oggi che tutto è chiasso, tutto è trasgressione, ogni scusa è buona per sbracarsi, per sfrenare i propri bassi istinti, per partecipare alla comunità i fatti propri (fuochi d’artificio, strombazzamenti, conversazioni urlate e scempiaggini varie), oggi che chi viola leggi e regole è considerato un modello da imitare e un personaggio da ammirare e fa scuola, proprio non si vede il senso del Carnevale, proprio non si vede perché mantenere in vita questa festa: è Carnevale tutti i giorni. Si potrebbe rispondere: perché il Carnevale è la festa dei bambini. Sono i bambini, specie i più piccoli, quelli che maggiormente sentono la festa, sono felici di travestirsi, di indossare costumini e mascherine e fare festicciole con lanci di coriandoli e stelle filanti. Vero. O almeno così mi ricordo. Ma allora mi piacerebbe sapere cosa c’entra coi bambini il frastuono assordante. Per educarli fin da piccoli all’inciviltà? Per stonarli così fanno i bravi e la smettono di frignare? Oppure per incoraggiare i più grandicelli, quelli per intenderci che si dilettano con uova, schiuma, petardi, pietre eccetera, a dare e fare di più?

(1) Lasciamo perdere la ridicolaggine del carro incellofanato per non farlo bagnare dalla pioggia che ho visto dalla mia finestra transitare per la strada mentre l’idiota con il microfono urlava “Che ha fatto il Napoli?” Ha pareggiato, vaffanculo anche a te.

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2 commenti leave one →
  1. 08/03/2011 19:25

    Ciao Demart, sono Fraulein Claire :D!
    Mi piace come scrivi, mi sa che più o meno silenziosamente inizierò a seguirti ;).
    La tua descrizione del carnevale è impeccabile, anzi, non solo evidenzia la disillusione acquisita nel vivere in età adulta questo tipo di feste, ma fa emergere anche tutte le castronate che ne fanno parte…
    Comunque, io sogno ancora il mio costume da damina, pieno di pizzi e merletti.
    Prima o poi mi toglierò questa soddisfazione 😉
    A presto!

    • 08/03/2011 19:28

      Basta che non ti metti a fare Unz Unz Unz. 😛

      Grazie del commento, e anche del fatto che mi seguirai! 😀

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